Ovo (Milano - ITA)



musica e vita. e anche tanto rumore.

Sito: http://www.myspace.com/ovobarlamuerte

Etichetta: Load

Info: OvO è un progetto che riguarda musica e vita. Stefania Pedretti (già cantante delle Allun e solo performer con ?Alos) e Bruno Dorella (già nei Ronin e Bachi da Pietra, ex-batterista dei Wolfango e di Bugo e manager di Bar La Muerte Records) hanno deciso di dar vita ad OvO con lo scopo di continuare a suonare e viaggiare insieme. OvO è prima di tutto una tour band, una scelta specifica che li ha portati a muoversi attraverso l`Europa e il Nord America dal 2001 ad oggi, con più di 500 concerti in 6 anni. Il loro primo album "Assassine" (2001) e il secondo "VAe Victis" (2002) sono stati prodotti da Bar La Muerte ed Ebria Records. Nel 2006 il lavoro "Miastenia" è stato pubblicato con l`americana Load Records. Nel 2008 sono stati pubblicati due album di remix: "Ovo Rmxd By Daniele Bruscaretto" (Blossoming Noise) e "Voodoo Rework" (Moriremo Tutti). Alla fine del 2008 è uscito il nuovo album "Crocevia" (Load) Registrato a Brooklin al Seizues Palace, è un gradino verso un approcio più pesante e strutturato al mondo degli OvO.

Press: "La neve che copiosa cade fuori dalla finestra mi accompagna per mano dentro all`incubo noise degli OvO. Ancora una volta. Il nuovo album - come il precedente "Miastenia" targato Load Records - è destabilizzante, più lento e doom del passato, più canzoni - bè, canzoni... - che rumore puro, più gelo che terrore. Registrato a Brooklyn, negli studi Seizures Palace fondati da Brian Eno e Bill Laswell, dove hanno lavorato, tra gli altri, Sonic Youth, John Zorn, Boredoms e Khanate, il disco è un sisma sensoriale, urlatissimo come sempre, nervoso e pesante. La crisi isterica di un elefante. Il suono è pieno, solido, tangibile, ti stringe, ti soffoca. Sempre di più gli OvO stanno diventando la sonorizzazione della realtà circostante, dell`alienazione di questi anni, in una sorta di radicalizzazione del pensiero per mezzo degli strumenti. La musica come arte e non intrattenimento, la volontà di colpire e non sollazzare, concetti così lontani dall`odierno da risultare utopici. Se "Crocevia" (il brano) è una valanga di rumore atomico e scurissimo, "Tiki 2010" è la sua controparte acuta, rapida, lancinante. Se gli "Haiku" (1 e 2) sono temporali elettrici incandescenti, "Via Crucis" è un sentiero minato da percorre nella notte più buia immaginabile. Un disco dalla breve durata, ma che potrebbe durare anni. Se la neve mi vuole sepolto, che sia con questa colonna sonora." Stefano Fanti su Rockit


"Il nuovo lavoro degli OvO mi fa sbocciare tante immagini in mente, per lo più gioiosamente truculente, e un nome al cui cospetto non mancherò mai di inchinarmi: i Melvins. Per carità, prendetelo in senso lato, più per un comune gusto estetico, magari, che per una precisa corrispondenza sulla carta: lo so bene che a scomodare nomi grossi si fa sempre una brutta fine! Fatto sta che gli OvO e il loro macinato di no-wave e sperimentalismi viranti ed agognanti al metallo estremo, approdano nelle lande selvagge dove il Buzzo Re richiede sacrifici e tributi sanguinolenti ormai da decenni. Se questa rubrichetta avrà un seguito sicuramente tratteremo delle precedenti macchine di tortura di marca OvO, ma questo disco le riassume e le supera tutte con una compattezza sonora e un delirio esecutivo semplicemente perfetto. Solo per inquadrare il progetto, gli OvO sono un duo, Bruno Dorella (do you remember Wolfango?) alla batteria e al basso preparato, e la cantante Stefania Pedretti alla chitarra e al violino, e si occupano di metallo, improvvisazione, moda, no wave, mascherate della morte rossa, e la prima volta che li ho visti dal vivo l’intero locale era stipato di gente con le mani sulle orecchie. Sarò perverso, ma questo me li ha resi subito simpatici. Non vi tedierò oltre con l’aneddotica autobiografica, e allora passiamo al disco. Si parte con “Candida”, un inizio irrequieto ma sommesso, accompagnato da suoni limpidi e distesi, esempio evoluto del carillon di apertura del debutto “Assassine”. L’atmosfera creata dalle chitarre di Bill Horist e Fabrizio Modenese Palumbo ha il ruolo di un mesto Caronte nel traghettarci nell’inferno OvO. Inferno che non si fa attendere, con “La peste”, che parte in una tempesta ritmica alla Melvins e con una chitarra di sapore noise. Il cantato fa onore al titolo, e Stefania lamenta, tra dolori e allucinazioni, un urlo continuo, incomprensibile e cadenzato, unica costante mentre la batteria e la chitarra si muovono dietro lei. Il risultato è un metal evoluto, l’accostamento Melvins, pur non dovendo risultar fuorviante, è dunque quanto mai giustificato. Perché gli OvO usano clichè e suoni di certo metal estremo, ma con il giusto raziocinio dell’artista e del performer che vede nelle storture, nel fragore e nelle contrazioni del brano le vie alternative al riffettone e al clichè del genere. A togliere ogni dubbio le successive “Ombra nell’Ombra” ed “Efesto”. Il metro è tenuto da un lugubre e marziale basso, attorno a cui si dipanano i rantoli effettati di Stefania, vari clangori di chitarra ed un ritmo che sale e scende, esplode e implode, donando martirio e pace, e poi, mentre una canzone si trasforma nell’altra, i bassi diventano secchi singulti elettrici e di Stefania non resta che il suono nervoso e violento dei capelli. Poi si compie l’ennesimo miracolo: “La saponatrice di Ferrara” porta gli OvO dalle balere della precedente “Gara di Ballo” ad una dance hall da club jap(o)ponese, dove a suon di “tichitichi” e “tichitache” si sgranano scatti e stacchi danzerecci, difficili anche solo da pronosticare conoscendo il gruppo e che si allineano sia alle avanguardie tipo Boredoms che al pop sbilenco dei Lake of Dracula. La restante parte del disco forse è più vicina a quanto gia sentito nei precedenti lavori, brani scarni e sonorità death-ambient (“Spezzata”, che per affinità tematiche potrebbe essere messa accanto all’altrettanto nero “Delirium Cordia” dei Fantomas), deliziosi gorgheggi su tribalismi neoacustici (ah!, comunque parlo de “l’Anno del cane”) e gli otto minuti di improvvisazione per drones e una voce che risveglierà la Linda Blair che è in voi (se scomodo Diamanda vi incazzate, lo so…). “Signora bella con cane gentile” è un commiato di dolcezza estrema (sarà effetto degli amici Rollerball?), quasi fosse un farmaco per le ferite inferte da questo disco, forte e nero come il fiume di sanguinaccio in cui si bagna, e chiude il disco esattamente come iniziava, con un transito verso un mondo diverso, ora che la piaga è diventata il culto. E non mi vergogno, apostolicamente, ad accodarmi alla schiera della stampa di settore e gridare, magari in qualche lingua desueta, al capolavoro, o perlomeno al picco più alto della produzione degli OvO. Dategli un ascolto, e mi direte; il disco è disponibile per chi vuol cedere al piacere della cauterizzazione direttamente alla Bar la Muerte (www.barlamuerte.com; order@barlamuerte.com). Alti i vessili OvO: OvUNQUE!!!" Panda su Unmute.net


"“Vae Victis” rappresenta il tipico prodotto difficilmente reperibile nel circuito della musica conforme alle regole di mercato, probabilmente a causa della sua originale energia d’impatto. D’altra parte però, è anche vero che spesso la vera musica esiste al di fuori della top 10 e dei veicoli usuali di commercializzazione. Bar La Muerte, etichetta indipendente del milanese, ha adottato come filosofia proprio quella di dare spazio ad un sound insolito, sperimentale e talvolta bizzarro. Headliners di questo tipo di proposta artistica sono gli OvO, giovane duo formato da Stefania Pedretti, proveniente dalle brave Allun, e Bruno Dorella, collaboratore di Bugo, uno dei più sottovalutati geni della musica alternativa italiana. Arricchito dall’esperienza con Lava e Daniele Brusaschetto, Bruno sembra dare, insieme a Stefania, una pazzoide sferzata alla banalità musicale, tediosamente proposta dai networks nazionali. Con il loro lavoro, arrivano ad un iper ecletticismo, un insieme di grindcore e free jazz di non facile ascolto. Nel brano d’apertura “Bufera di Neve” e nell’inquieta “Nema Problema”, la band riesce a dare l’immediata idea di chi siano gli OvO: caos e umorismo controllato. Il sound proposto è duro e spesso dominato dalla batteria trash-core di capoccia e da una voce dilaniata di Stefania, a cui fanno da contorno un’insieme infinito di suoni distorti, che sembrano usciti da un cult-movie horror degli anni ’70. Il disco del gruppo milanese ricorda tratti gli albori del grindcore di Mick Harris, tanto è vero che brani come “Uru Uru”, “Maman”, “ Villa amalias” e “ “Taksin” sono esempi felicissimi di grind old style, pochissimi energici secondi che riportano alla mente i primi lavori dei Napalm Death, padri di questo genere estremo. I pezzi migliori sono probabilmente “ Mare nero” e la traccia conclusiva “ Nel bel mezzo del cortile dell’ex carcere femminile”. Quest’ultimo regala un tocco di folle genialità che rende ancor più accattivante un prodotto ricercato ed eclettico. Il brano riesce a creare , grazie anche allo strampalato titolo, una serie infinita di immagini travagliate e claustrofobiche, tipiche del noise suonato dalla band. “Mare nero” ha invece in sé un’anima diversa, ma non meno eccessiva di altre tracks; il sax atmosferico di Jacopo si incontra con i metodici accordi della chitarra che sorvola il ricordo di antichi suoni della ludica infanzia, mentre la voce di Stefania funge da elemento rumorista in funzione della musica. Gli Ovo alla luce di una attenta analisi, appaiono come un chiaro esempio di improvvisazione musicale, lontana dall’easy-listening. Una scelta musicale e stilistica che si rispecchia anche nel tratto grafico usato da Stefania per la cover del cd, macabri tratteggi neri, semplici ed inquietanti figure ralizzate su sfondo rosso fuoco. " Loris Gualdi - Music on tnt