I WROTE A POEM ONCE,
Luca Saggin
Morsi Editore
Presentazione con l’autore
giovedì 25 giugno 2026
h1800
Defence For Children Italia
Piazza Don Gallo
Genova
Dialogheranno con l’autore
Marco Magnano giornalista da Damasco
Karam Saad attivista, musicista, skater da Beirut
Defence for children Libano da Beirut
In collaborazione con Bookowski
Dalle 1900 aperitivo condiviso grazie a Viva Viva Palestina

I Wrote a Poem Once, è una personale ricomposizione di frammenti di vita raccolti dall’autore e curatore Luca Saggin durante cinque viaggi a Beirut tra il 2022 e il 2024. Il progetto, nato originariamente come reportage classico, si è trasformato radicalmente nell’autunno del 2024, quando l’autore ha scelto di abbandonare la cronaca per dar voce alla città attraverso le sue stesse testimonianze. Il libro fonde fotografia, scrittura e ricerca archivistica, includendo materiali trovati nei bazar, lettere, foto di famiglia e messaggi WhatsApp ricevuti durante i bombardamenti.
Beirut emerge come una città “ibrida e inafferrabile”, un foglio dove ogni superficie richiama la scrittura e dove il silenzio e l’incertezza diventano gli unici elementi di unione tra gli abitanti. Non si tratta di una descrizione accurata della realtà libanese, ma di un flusso continuo di emozioni, sussurri e urla che cattura il “palpitare e l’ansimare” di una vita che non conosce requie. L’opera invita il lettore a perdersi tra i suoi interstizi per ritrovare quel filo impalpabile che lega ogni essere umano nel quotidiano.

1. I Wrote a Poem Once, è la ricomposizione dei variegati frammenti che ho raccolto nel corso di cinque viaggi a Beirut, tra l’aprile 2022 e l’agosto 2023. Il libro è composto da fotografie realizzate per questo progetto; materiali d’archivio (immagini, cartoline, lettere) trovati rovistando in diversi suq e bazar; riproduzioni dei graffiti che caratterizzano le superfici cittadine. Ma il suo elemento più importante sono le numerose testimonianze che ho fatto annotare su quaderni, banconote, tovagliette e altri supporti, dalle persone incontrate e conosciute. L’unica eccezione sono i testi del capitolo “September/October 2024”. Si tratta, infatti, di una serie di messaggi Whatsapp ricevuti mentre mi trovavo in Italia e Beirut veniva annichilita dai bombardamenti israeliani. Sogni, paure, esperienze, disillusioni e speranze che nel processo creativo ho sezionato e riassemblato, combinato e fuso tra loro e con gli altri materiali. Fino a creare un flusso continuo, un intreccio di parole e immagini in grado di rivelare una corrispondenza ideale tra tutti questi eterogenei segnali di vita.
2. La società libanese è profondamente divisa. Sebbene la guerra civile sia formalmente finita nel 1990, il conflitto non è mai veramente terminato. Il settarismo religioso e le dinamiche politiche impediscono alle cicatrici del passato di rimarginarsi. In un presente che è una continua reiterazione di “traumi e crisi” e in una vita quotidiana che è una ricerca inesauribile di un qualche tipo di equilibrio, sembra che l’unico elemento d’unione tra le persone sia la profonda incertezza che il paese sta vivendo.Dal tracollo economico iniziato nel 2019 e ancora irrisolto, alla terribile esplosione del porto del 4 agosto 2020, fino al recentissimo mese di guerra (citando solo gli eventi più importanti degli ultimi sei anni), tutto ciò che è accaduto in Libano nel recente passato meriterebbe un’analisi estesa e approfondita. Eppure questo libro non è un resoconto. Non c’è cronaca tra le sue pagine, non c’è neppure una narrazione vera e propria. Semplicemente, non è nelle sue intenzioni. I Wrote a Poem Once, desidera piuttosto captare e trasmettere la vasta gamma di stati d’animo che permeano e smuovono l’interiorità di un popolo. I sussurri e le urla. Il palpitare e l’ansimare. È composto da sillabe, ritagli, scorci. Indizi sparsi sul terreno come briciole preziose. Coordinate essenziali che non descrivono con precisione la realtà libanese né tantomeno approfondiscono i dettagli. Ma nel loro fluire, composto da voci e visioni diverse – passate e presenti – si rivelano come vivide testimonianze della lotta ininterrotta di una vita che non conosce requie.
3. Proprio come Beirut – città ibrida, oscillante e indescrivibile, composta di molteplici identità, inafferrabile e imprecisa, impregnata di tali intensità da risultare ingestibile, tante sono le pulsioni che la permeano – questo libro si colloca in un’area indefinita. Lo si può sfogliare come fosse un diario – personale e collettivo al tempo stesso – collegando tra loro le particelle rivelate pagina dopo pagina. Oppure lo si può lasciare scorrere, come un film: fotogramma dopo fotogramma, lasciandosi guidare da una voce impalpabile, eppure presente. O ancora, lo si può percorrere. Immaginando di essere davvero a Beirut: soffermandosi sui suoi vari dettagli – volti, scritte, superfici – per poi proseguire. Questo libro fluttua nell’intersezione tra la fotografia e la scrittura, tra la ricerca umana e quella archivistica. Si nutre dell’esperienza dell’incontro e dello smarrimento. Cerca nuovi modi di raccontare un luogo. Quel luogo: […] una città o un agglomerato di strade arabe disposte senz’ordine? Oppure qualcos’altro ancora? Una possibilità, un’idea, un riferimento, un fiore uscito da un libro, una ragazza che scompiglia i pensieri? […] (Mahmoud Darwish, Memoria per l’oblio) Ho scelto di allontanarmi dalla comune forma di narrazione con l’intenzione di evitare stereotipi e semplificazioni. Ho scelto di non approfondire informazioni di carattere generale, di lasciare punti irrisolti e parentesi aperte. Desidero altro: trasmettere qualcosa di più sottile e profondo: portare alla luce quel filo impalpabile – spesso ignorato / talvolta brutalmente spezzato – che lega noi tutti, umane creature. Quello stare al mondo, nell’immediato – nel quotidiano. Quello stare al mondo. Così troppo diverso sotto molti aspetti, così tanto simile per certe altre essenziali questioni. E poco contano davvero, in quest’ultimo caso, i molteplici gradi di latitudine e longitudine volti a separarci. La mia speranza è che chi si imbatta nelle pagine di questo libro possa sentire l’impulso di avvicinare l’orecchio al foglio, captare l’eco che da queste si propaga e iniziare a cercarne l’origine, avvicinandosi ad essa.Sempre di più, e poi ancora. Fino a scivolare – udito, sguardo e anima – nei più inaspettati interstizi. (E lì dentro ritrovarsi.)
4. I Wrote a Poem Once, e quella virgola è un invito.

Luca Saggin – Finale Ligure (Savona), 1986.
Dopo la Laurea triennale in Grafica d’arte all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, si diploma alla scuola di cinema documentario ZeLIG di Bolzano specializzandosi in montaggio e post-produzione.
Seguono varie esperienze professionali nel campo della grafica e del cinema, tra Milano, Roma, Lugano, come montatore e assistente montatore. Nel 2017 rientra a casa, in un paesino del primo entroterra ligure, e inizia a lavorare come docente di grafica e tecniche multimediali per la scuola secondaria superiore.
Dopo un fioretto di fine anno, la decisione di continuare a seguire le suggestioni offerte dall’istinto: dal gennaio 2025 spegne il computer e dedica ogni momento libero della propria giornata alla pratica e allo studio del collage analogico. Ritrovandosi ad abitare in una casa che nel frattempo è diventata un archivio cartaceo e un variopinto labirinto di ritagli.
Nell’aprile 2026, pubblicato da Morsi Editore, è uscito il suo primo libro: “I Wrote a Poem Once,”.
Una personale ricomposizione degli eterogenei segnali di vita (fotografie, lettere, immagini d’archivio, testimonianze e pensieri fatti a scrivere a mano dalle molte persone incontrate) raccolti nel corso di cinque viaggi a Beirut, tra l’aprile 2022 e l’agosto 2023.

