Ass. Cult. DisorderDrama

Lonesome Leash + Tom Stearn / Kettle Of Kites

 
Il primo arriva da New Orleans con fisarmonica tromba e tutta la strumentazione utile a trasformarsi in una one man band eccezionale. Il secondo è il cantautore scozzese, ormai genovese, che abbiamo l’onore per la prima volta di ospitare in una nostra serata.L’evento su facebook: https://www.facebook.com/events/1479644792296947
L’evento su disorderdrama.org: http://disorderdrama.org/index.php?option=com_content&view=article&id=124:141016altrove203&catid=7&Itemid=116Ingresso 8€ / Ridotto per soci DisorderDrama/Belleville/Lab.ProbabileBellamy/Narramondo 6€

Lonesome Leash
(New Orleans USA)
one man band a trazione fisarmonica e tromba

info: Nel moniker Lonesome Leash, Walt McClements (anche attivo in passato negli Hurray for the Riff Raff e Why Are We Building Such A Big Ship?) fa confluire in modo agile e meravigliosamente caotico le sue diverse esperienze e influenze musicali. Partendo da un sinuoso suono di fisarmonica, vero e proprio marchio di fabbrica di McClements, Lonesome Leash si lancia in affondi folli e imprevedibili, incorpora al suo interno loop di batteria, un profluvio di feedback e fiati rigogliosi, finendo per creare una sorta di ambiente sonoro futu-rustico. «Sono sempre stato interessato a far suonare la fisarmonica più come un sintetizzatore, o anche oltre un sintetizzatore, e mi piace aggiungere drum machine ed elettronica in quelle che normalmente sarebbero (o potrebbero essere) trame sonore molto tradizionali», spiega McClements. Dal vivo il progetto si presenta sotto forma di one man band, con McClements che si destreggia tra gran cassa, charleston, fisarmonica, tromba e voce. Un vero e proprio spettacolo in sé, che sortisce l’effetto di far dimenticare quante cose stiano accadendo contemporaneamente davanti ai propri occhi e fa svanire in un istante il pensiero che possa trattarsi di mero esibizionismo tecnico. L’ep di debutto “I am no captain”, pubblicato nel gennaio 2013, è pervaso dalla gioia estatica e dal romanticismo fatalista che caratterizza la città di New Orleans, ma trasportati altrove e tradotti in una lingua universale. “Pelican” è la nostalgica ode a una festa danzante in salsa new wave tenuta in una vecchia villetta cadente, mentre l’epica “Ghosts” – posta in chiusura – rievoca emozioni familiari a chiunque abbia dovuto patire notti insonni in compagnia di qualcun altro. L’ep successivo “One foot in front of the other”, uscito sul finire del 2013, comprende cinque canzoni scritte durante un tour di quattro mesi (da gennaio ad aprile 2013) ed è stato registrato in una pausa di due giorni a Brooklyn. Prodotto ancora una volta dall’ingegnere del suono Don Godwin (Callers, REANIMATOR), supera in tutte le direzioni i limiti estetici fissati dall’album di debutto e si ritrova a navigare in un vasto territorio sonoro in cui esili strumentali di sola fisarmonica si espandono in un lo-fi pop teso e turbolento, fanfare sghembe si intrecciano a strati di fisarmonica distorta, e incalzanti beat elettronici si dissolvono in tenui paesaggi bucolici. Lonesome Leash compone musica per gente solitaria, euforica e inquieta: la sua è una colonna sonora per vite folli e magnifiche.

press:”…un vibe acceso di frenesia (Feeding Frenzy, veramente, un pezzo posseduto), alimenta il suo eclettismo con fisarmonica (che suona più simile a un synth, come scrive per la press), percussioni, drum machine, tromba. Sette tracce che mescolano poesia rancida, la tracklist scorre splendidamente, come la rinnovata linfa vitale data da un sentimento di amore estraniato. L’eccitazione nervosa di autolesionista, questo, emotivamente parlando. Pelican è davvero contagioso come pezzo, – personalmente, il mio preferito in lista, – una crescente e inquieta fanfara dei suoni, caricata con voce spiritata, – un’orchestra di uno, melodiosamente piena di tensione: ti fa venire voglia di unirsi a Walt per ballarla, afferrare uno strumento e poi suonare insieme a lui quel maledetto ritornello. Poi c’è Captain; la sua nave brilla nel mare della notte attraverso le note della sua fisarmonica, e all’improvviso il parco divertimenti si accende, con tutte le sue luci, tutto verge multicolore e coinvolgente, la nave è un ennesimo carosello. La traccia finale, Ghosts, è un addio oscuro; tormentato e drammatico, tinto grigio, comincia in silenzio, per poi andare dritto in un labirinto di amarezza, alimentato con riff ossessivi, elettronica e pesto drum beat. Un EP davvero amabilmente torturato e tormentato.” Paolo Miceli – Komakino-zine
Lonesome Leash is the newest project from Walt McClements, previously known for his work with Dark Dark Dark and Hurray For The Riff Raff. This triumphant little break-up song is an incredibly arresting and unusual piece of indie folk. Clements’s accordion and bass drum are more or less the only instrumentation, providing an unsteady pseudo-dance groove for his unembellished vocals. The lyrics are disarmingly earnest. McClements is a playful lyricist, spinning a tale of devastating heartbreak with goofy jokes and incredible candor. “You asked me for a drink,” he sings, “Well, I tried to give you the kitchen sink/Now there’s water everywhere.”” Zac Coe – CMJ

sito: http://lonesomeleash.com/
facebook: https://www.facebook.com/pages/Lonesome-Leash/313750061969245
audio: https://soundcloud.com/riot-act-annie/lonesome-leash-pelican
video: https://www.youtube.com/watch?v=dcFU7XYAzFE

Tom Stearn / Kettle Of Kites
(Glasgow/Genova SCO/ITA)
cantautorato gemellato scozzese-genovese

info: Tom è stato a lungo il leader dei Kettle of Kites, ma da quando si è trasferito a Genova ha fatto numerose uscite soliste o ben accompagnate, sempre acustiche e sempre premiate da un pubblico felice e contento. Per la prima volta abbiamo trovato l’occasione per ospitarlo in una nostra serata. Accorrete perchè è bravissimo.

press: “A big cheer erupts as Kettle of Kites take the stage and frontman Tom Stearn retorts “we haven’t played anything yet, we might be shite”. They’re not though, their folk pop with sunny overtones could easily sit with the best Glasgow bands in this genre, and the introduction of brass only pushes them a touch more to the pop end of the scale, which can only be positive for the band in general. The crowd seems pleased and why shouldn’t they be? The shoe certainly fits for moment in the for the Glasgow scene, yes there are several Glasgow bands who share similarities but these guys have as much a right as any to reach the top of this scene. Clear, well-delivered vocals on top bleak folk backdrops or charming pop, it’s hard to find fault. A few musical quirks bring taking points to the set, the rare foray into noisier surroundings add a quite refreshing element from the norm and hints of Paul Simon inspiration prove these guys aren’t short on ideas. However, it is the standard folk pop songs that stand out in terms of quality.” Ravechild

facebook: https://www.facebook.com/kettleofkitesmusic
audio: https://soundcloud.com/kettle-of-kites
video: http://www.youtube.com/watch?v=gj_YXU81OJg

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Archivio CMPSTR

Dall’ottobre 2008 al settembre 2017 abbiamo tenuto un blog su tumblr ripostando tutti link, recensioni, video e immagini su un po’ dei gruppi genovesi che combinavano sfracelli fuori dalle mura di casa. Stiamo mettendo a posto l’archivio. Buona ricerca

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