Ass. Cult. DisorderDrama

RuinsZU + St.Ride live alla Claque

ZU
(Ipecac – Roma ITA)
jazz-core

Ruins
(Tzadik – Tokyo JAP)
japanoizu

St.Ride
(Torto Editions – Genova ITA)
microambient glitch pop

DisorderDrama e Swamp Booking sono liete di presentare la data genovese del tour di RUINSZU.
RuinsZu fonde il nucleo originale degli Zu, il bassista Massimo Pupillo e il sassofonista Luca T Mai, insieme al batterista Yoshida Tatsuya, fondatore del gruppo giapponese Ruins.
La musica presentata dai RuinsZu comprende brani classici di entrambe le band Zu e Ruins, oltre a musiche originali scritte appositamente per questo combo.
In apertura, a due anni da Microstorie, il loro primo disco uscito per Torto Editions, tornano i misteriosissimi St.Ride, con un nuovo meraviglioso album e ce lo presenteranno recuperando la data saltata ai primi di dicembre scorso.

La Claque in Agorà / Teatro della Tosse
Vico San Donato angolo vico Biscotti
Genova

Venerdì 3 Maggio 2024
h2130

Biglietto 15€


ZU
(Ipecac – Roma ITA)
jazz-core

bio: Gli Zu sono un gruppo di musica rock strumentale sperimentale originario di Roma. Con la storica formazione in trio, composta da Jacopo Battaglia alla batteria, Massimo Pupillo al basso e Luca Mai al sax baritono, la band ha pubblicato fino ad oggi 16 album ed alcuni split. La band, pur con grandi cambiamenti da un punto di vista musicale, ha sviluppato negli anni uno stile riconoscibilissimo ed ha guadagnato una solidissima reputazione. Hanno suonato migliaia di concerti in tutto il mondo, dai più piccoli club ai più grandi festival, raggiungendo lo status di cult band e costruendosi da zero un notevole seguito.

press: “Gli Zu sono Massimo Pupillo al basso, Jacopo Battaglia alla batteria, Luca Mai al sassofono, uno dei più avventurosi esempi di post rock all’alba del nuovo secolo, evocando talvolta i leggendari Last Exit con la chitarra di Sharrock’s sostituita dal basso di Pupillo. Affinata la propria estetica con una serie di colonne sonore tetrali (“Vladimir Majakovskj”, “Il Funambolo”, “Histoire du Rock’n’Roll”, “Octavia”), finalmente debuttano con Bromio (Wide, 1999), un’opera selvaggia, fragorosa e veloce che ricorda l’apice del jazzcore (Saccharine Trust, Universal Congress, the Ex), con pezzi di free-jazz e funk spruzzati in un contorto mix alla maniera di Captain Beefheart e Contortions. La fama degli Zu inizia a trapelare dall’altra parte dell’oceano, e porta a due collaborazioni con Eugene Chadbourne. Vantando le collaborazioni del sassofonista Ken Vandermark, del trombonista Jeb Bishop e del violoncellista Fred Lomberg-Holm, gli Zu pubblicano il loro secondo album Igneo (Wide, 2002), un tour de force di brutale e destrutturata musica strumentale.” Piero Scaruffi – https://www.scaruffi.com/vol7/zu.html

sito: https://www.zuism.net/
audio: https://zuband.bandcamp.com/
video: https://www.youtube.com/channel/UCIMQj4-vunTgbegnpxLTtDA

Ruins
(Tzadik – Tokyo JAP)
japanoizu

bio: I Ruins sono un duo musicale giapponese composto unicamente dal batterista/vocalista Tatsuya Yoshida e da un bassista (ci sono stati quattro bassisti nella storia del gruppo). Il gruppo, formatosi nel 1985, avrebbe dovuto essere un power trio; il chitarrista, tuttavia, non si è mai presentato alla prima prova del gruppo, per cui il gruppo è rimasto un duo. La musica tocca il progressive rock, la jazz fusion e il noise rock. Il gruppo francese di rock progressivo Magma è l’influenza più importante del gruppo, al punto che i testi originali dei Ruins sono scritti e cantati in una lingua inventata che, a prima vista, assomiglia al Kobaïan, la lingua inventata da Christian Vander dei Magma. Il materiale dei Ruins (che Yoshida, che compone la maggior parte dei loro pezzi, scrive in forma di partitura) è generalmente di estrema complessità e quindi viene spesso descritto come inaccessibile; i potenziali ascoltatori possono essere disorientati dall’approccio sfrenato ma disciplinato del gruppo. Oltre all’etichetta di “prog rock“, la musica del gruppo è stata descritta anche come “math rock” e “zeuhl“. Detto questo, lo stile dei Ruins si è costantemente evoluto fin dagli esordi della band, cambiando spesso a seconda del bassista con cui Tatsuya stava collaborando in quel momento. I Ruins hanno collaborato con diversi altri musicisti, tra cui la figura di spicco dell’avanguardia Derek Bailey, il chitarrista/multistrumentista d’autore Keiji Haino e l’ex allievo dei Ground Zero Kazuhisa Uchihashi.

press: “I Ruins rappresentarono una delle esperienze piu` importanti del progressive-rock Giapponese degli anni ’80. […] Gli YBO2 (Yellow Biomechanik Orchestra 2) erano nati intorno al 1984 per iniziativa di KK Null (chitarra), Masashi Kitamura (basso e tastiere) e Tatsuya Yoshida (batteria). si erano conquistati un posto di preminenza assoluta fra gli eredi del progressive rock di King Crimson e Canterbury. si spinsero anche oltre, pervenendo prima alla cacofonia degli Einsturzende Neubauten e poi persino a una specie di techno ambientale. Yoshida, fra le mille iniziative periferiche, diede vita con Kazuyoshi Kimoto ai Ruins. Le improvvisazioni sono improntate a uno humour surreale, quasi da cartone animato, sulla falsariga di John Zorn. Oltre al thrash-jazz di costui, i Ruins si rifanno al rock progressivo di Canterbury, ai Faust e alla new age elettronica, stabilendo poco meno che un primato di versatilita`. Per completare la somiglianza con i Magma, le liriche sono cantate in una lingua inventata da Yoshida.” Piero Scaruffi – https://www.scaruffi.com/vol6/ruins.html

sito: http://magaibutsu.com/mgb/
audio: https://magaibutsu.bandcamp.com/music
video: https://www.youtube.com/user/TheMAGAIBUTSU

St.Ride
(Torto Editions – Genova ITA)
microambient glitch pop

info: La confraternita di Gusmerini e Grandi nasce nel 1998; contiene tre identità: st.ride, uomi, mongoholi nasi. maurizio gusmerini ed edo grandi pubblicano sotto le succitate identità numerosi cd e cassette ”frutti di un corpo a corpo con la macchina” coniugando le sonorità sintetiche di grandi con l’oggettistica di gusmerini. il campo di azione del duo può essere definito come un’indagine sull’abbandono e la ri-decostruzione pop riduzionista.

press: “Emarginati per scelta. Sì, non c’è definizione migliore: il duo genovese composto da Maurizio Gusmerini ed Edo Grandi è una delle realtà italiane più felicemente ai margini in cui possiate imbattervi. Nessuna concessione-ruffianeria a scene o pseudotali, nessun ricorso a iconografie facili per catturare il webnavigante pigro e distratto, poche se non pochissime uscite su label di altri (si sono autoprodotti in pratica gran parte dei lavori). Seri cultori di un senso dell’assurdo alimentato a colpi di humor bislacco degno di un Topor, gesto libero e una mai rinnegata natura artistica diy, hanno saputo costruirsi nel tempo un mondo a propria misura. Musicalmente devono sicuramente qualcosa alla On-U Sound, ai Dome e alle decine di sperimentatori elettronici casalinghi o meno che in anni recenti l’entusiasmo revivalista ci ha riproposto con ristampe e compile celebrative varie (vedi ad esempio la serie dei box della Cherry Red “Close To The Noise Floor”). Unica vera costante un sentimento di compostezza e ambiguità simile a una linea di galleggiamento, una cosa che torna sempre nelle loro produzioni e che intride l’esperienza d’ascolto di un mood preciso. “Microstorie”, lo dichiara già il titolo, ha una natura frammentaria, episodica. I quattordici brani dell’album non hanno grossi svolgimenti ma la materia è tutt’altro che chiusa in sé stessa. C’è un senso di cerimoniale sinistro nelle melodie luminose che sentiamo affiorare qua e là e un buon contrasto tra le componenti flessuose-metalliche e le loro controparti rumoriste, peraltro sempre molto contenute e di natura residuale. Siamo nel subconscio con tutto questo fluire di aperture atmosferiche, forme che si disperdono e poi ricompattano dondolando, brevi climax. Un subconscio che a me ha ricordato le ultime prove su Touch dei tedeschi Strafe F.R. (sampledelia umbratile e dalle flaccide imperfezioni) ma che non mi stupirei veder ricondotto invece da altri alla fatua contemporaneità che si trova in lavori promossi da etichette come PAN, Hyperdub e compagnia: un tutto aperto che finisce per obnubilare qualsiasi tentativo di identificazione identitaria. Forse gli St.ride cantano proprio questo, l’impossibilità di diventare sé stessi in un mondo, quello dell’homo cyber, attraversato da trilli, loghi, immagini che sessualizzano le merci a getto continuo. O forse non gliene sbatte nulla di tutto ciò e semplicemente sono in dialogo con la loro mente erratica attraverso la manipolazione di sample e quant’altro. Valutato il lavoro guardando con un occhio il resto della discografia non posso che dirne bene. Magari non lo metterei proprio nella rosa dei loro dischi più validi, ma quel che è certo è che non manca nulla a Microstorie per intrigare. Unica prerogativa: ascoltatelo tutto d’un colpo, da un impianto decente che vi permetta di cogliere l’eleganza della produzione.” Loris Zecchin – The New Noise

Ad alcune persone non piace, quando i musicisti usano troppa intelligenza per fare il loro mestiere: se c’è chi mal sopporta la ricerca lessical-grammaticale di taluni cantautori, immagino quale sia l’indice di gradimento medio di opere in cui l’attenzione viene spostata su di un linguaggio di uso meno comune, come la musica.” Rockit.it

sito: https://nienterecords.blogspot.com/
audio: https://st-ride.bandcamp.com/album/quasi-vicino
audio: https://soundcloud.com/nienterecords
etichetta: https://www.torto.biz/
video: https://vimeo.com/nienterecords/videos

dDRAMA – Next

Archivio CMPSTR

Dall’ottobre 2008 al settembre 2017 abbiamo tenuto un blog su tumblr ripostando tutti link, recensioni, video e immagini su un po’ dei gruppi genovesi che combinavano sfracelli fuori dalle mura di casa. Stiamo mettendo a posto l’archivio. Buona ricerca

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